corporation

Lavorare in una corporation non e’ affatto facile. La politica conta. Politica in una corporation e’ quella rete di relazioni e di reciproco rispetto che si viene a creare con tutti i colleghi nelle diverse funzioni aziendali.

Quando facevo il libero professionista per piccole e medie imprese italiane non capivo quelle vignette con gli avvoltoi sulla rastrelliera… (qui a fianco). Ora la capisco e mestamente rido… La merda cade e passa fin giu’. Quella giu’, non sale.

La corporation e’ uno strano ecosistema. Sto ancora cercando di capire come smuovere le cose e far funzionare il modo di lavorare intra-team. Almeno per quel che riguarda “le mie cose da fare” (come diamine traducete “task”?).

Le parole del vocabolario aziendale piu’ in voga sono: crap, noise, pushback, responsibility, politics. Questo fa andare avanti una corporation. Parole come “requirements, use cases, testing, automated build system, … ” sono aime’ buzzword. E il loro vero valore e’ rimasto tra i banchi dell’universita’. Quando vedo un diagramma UML oramai mi preoccupo… significa che abbellisce un merdone che la meta’ basta. Quando oso io chiedere un “sequence diagram”, la gente mi guarda come se fossi un alieno…

Due anni fa sono stato accolto cosi’: “Cazzo e’ costui? Tecnicamente come sara’? Sega…” . Per cui dovevo provare le mie capacita’. Poi e’ diventa tutto un “mors tua vita mea“, specialmente in periodo di crisi. E la pressione per il “time to market”, oltre ai continui tagli di “risorse” (aka colleghi), non aiuta a distendere il clima.

Mi vien voglia di quotare la mail di un collega di ieri, in cui gli chiedevo il build.xml del progetto che mi aveva passato in consegna. Mi ha sarcasticamente risposto in maniera molto stizzita, che loro non usano “insects” (avendo capito che mi riferivo ad “ant”, il noto sistema di building java). Verrebbe voglia di chiedergli se sono cosi fighi da compilare chiamando javac per ogni singolo file a manina passando ogni volta il CLASSPATH corretto… cazzo.

Grrr….

Oggi, prima spese/shopping, poi me ne fuggo in piscina, e stasera giapponese con gli amici, necessito di sbollire. Parecchio.

la mia terra puo’ di piu’

L’Italia e gli italiani possono decisamente di piu’ e non si meritano questo governo.

Sono nato bergamasco, lombardo, italiano. Ora vivo a Düsseldorf, Germania occidentale, a pochi chilometri dal confine con Belgio, Francia, Lussemburgo e Olanda. Sono a pochi chilometri da Aachen, nota ai piu’ come Aquisgrana, dove Carlo Magno venne incoronato imperatore del sacro romano impero.

Il 21 Aprile 2010, tra poco piu’ di 7 settimane, saranno 2 anni da quando ho preso il volo per Londra, e me ne sono andato dalla mia terra. Il popolo italiano aveva scelto ancora lui come rappresentante. La sinistra aveva nuovamente fallito, e altri anni bui sono seguiti.

Ho conosciuto il popolo tedesco. Ne ho parzialmente imparato la lingua, gli usi e i costumi. Alcune cose di loro mi hanno affascinato, altre disgustato.

Sono precisi, metodici, amano poco il cambiamento. E il momento dello sfogo collettivo e’ scandito dall’alcool, birra, tanta, troppa. Ma hanno alcune cose ben chiare: l’amore per la loro terra, le loro tradizioni e la collettivita’.

Purtroppo in questi giorni di carnevale appena trascorsi, hanno pesantemente riso di noi. Come dare loro torto? Ecco in questa foto, Berlusconi a brache calate che si fa inculare gioiosamente da un mafioso.

Noi italiani non ce lo meritiamo. Non siamo mafiosi, e non siamo trafficoni.

Alcuni di noi continuano imperterriti ad andare a puttane coi soldi dei contribuenti. A far fallire societa’ intascandosi gli stipendi di padri e madri di famiglia, impunemente. Altri fanno giochi sporchi con la mafia. Altri evadono le tasse, togliendo soldi per la scuola dei nostri figli e per i nostri ospedali. Altri si spartiscono infrastrutture e beni di tutti, come le autostrade, l’acqua e l’etere (reti radio televisive e dati).

E’ ora di dire basta! Ci serve un leader.

Vorrei tornare nella mia terra. Mi mancano le mie montagne, il sole, il cibo e la mia gente. Non voglio tornare da bamboccione. Non accettero’ di lavorare sottopagato costretto a vivere dai miei e/o pagato a 180 giorni, perche’ le aziende pensano di scaricare sulle persone e i fornitori i doveri delle banche.

Hei laffuori… sono solo, o qualcuno mi legge?

Vorrei, come tanti, rientrare nel mio paese a testa alta. Sapendo che come tecnico specializzato, posso essere stimato e valorizzato. Non sono laureato, ma sono un mastro, uno specialista. Qui in Germania li chiamano Meisterbetrieb [en]. Siamo un popolo di laureati che guarda col naso turato periti, tornitori, carpentieri ed impiegati… ma poi guarda ammirato veline e calciatori? Abbiamo da rivedere i nostri valori di popolo. Berlusconi con le sue televisioni ci ha cambiati. Riprendiamoci la nostra dignita’.

A queste regionali? Come si fa a partecipare? Io dovrei rientrare in Italia per entrare nelle liste elettorali? Posso supportare qualcun altro volenteroso dall’estero? HELP!

adsl? no grazie

sono passato a una connessione internet decente… via radio

[ google maps ]

ho un antenna sul tetto di casa (punto A) che guarda verso la localita’ “I 2 Roccoli” sopra Iseo (punto B) … 4 Mbit, reali

Telecom, vaffanculo! Ho appena scritto la lettera di disdetta dal servizio Alice ADSL

grafi e dintorni

non provate a creare (in python e con primitive standard, mentre con le ctypes potrebbe funzionare) una matrice di adiacenza per un grafico di 250mila nodi… e’ un filino troppo grossa… :D

…ovviamente ho dovuto killare il processo. Ok che OsX e’ figo, ma vi sareste fidati a continuare a lasciar swappare un processo da 10Gb ?

+ + +

[EN] adjacency matrix (with standard python primitives) for a graph of 250.000 Vertex ? FAIL!

* * *

p.s. it might be my implementation… this is the initialization of the datastructure…

tot = 250000
adj_matrix = [[0]*tot]*tot

…but it was not behaving correctly, so I switched to a for loop with append() … which was giving then problems with memory.