smentitemi, per favore

In Italia stiamo parcheggiano una valangata di ragazzi nella scuola pubblica. Tanto non costa, ai genitori sono una scocciatura in meno. Il tutto a spese dello stato. Con docenti che pensano sia propedeutico non cercare di formare quelle persone ma preferiscono giocare a chi “ne sega di piu’ “.

leggevo su Facebook di un docente che, indignato, proponeva di sbattere fuori dall’universita’ gli studenti, dopo 2 anni. Io direi anche dopo solo 6 mesi, se il requisito minimo e’ l’aver dato almeno un esame. Quelli sono soldi dei contribuenti. Ma non avrei tolto la possibilita’ di seguire a proprie spese.

Ho scelto di lavorare, l’universita’ non mi stava (e tutt’ora non sta) dando quello che mi serviva per essere sul mercato. Sono passato attraverso 5 processi di colloqui Google… sono finito in Vodafone, ora sono in Nokia. E non devo ringraziare l’universita’ italiana, ne la scuola pubblica.

Ora vivo in Germania, e non mi dispiacerebbe potermi dedicare a un esame specifico, prepararlo, e magari chissa’ ad un certo punto laurearmi. Professionalmente non mi serve, ma magari un giorno, potrei tornare a fare ricerca. L’ho sempre fatta nel privato, non capisco perche’ non potrei farla nel pubblico. Daccordo, scapperei nel vedere quanto mi pagherebbero, ma questa e’ un altra questione.

Il Politecnico di Milano offre un corso di laurea online, 2500€ /anno. Non sono bruscolini, ma il servizio e’ decisamente scadente se comparato con quanto offerto dal MIT. E’ una questione di soldi? Ok, fatemi pagare il giusto, esame per esame… Perche’ non lo fanno? Paura che la concorrenza sia in grado di fornire di meglio? Sarei curioso.

Ah, mercificate l’universita! … cazzate! Scendete dal piedistallo e cercate di comportarvi come una qualsiasi azienda. Cercate i vostri clienti, e trattateli con dignita’. Ah si, e’ vero, non sapete che cosa sia trattare gli studenti con dignita’.

W la Gelmini! Speriamo riesca a far rinsavire tutte queste persone.

Nel frattempo le scuole professionali, che avrebbero potuto dare capacita’ produttiva al paese, vengono sempre di piu’ messe da parte. (e non ditemi resta in Germania, non e’ la panacea neppure qui… alcune cose funzionano, altre no… *)

* un ragazzo di 25 anni (tedesco) non sapeva come 2^8 fosse il doppio di 2^7 … ma non e’ roba da secondo anno di scuola superiore????? (nella fattispecie gli stavo chiedendo di dimezzarmi una subnet /24 … la risposta era /25 … )

8 thoughts on “smentitemi, per favore

  1. Guido,
    sulla subnet ho dovuto pensarci un po’. 😦
    .. ma non mi occupo di networking.
    Invece il discorso sulla scuola ha senso, anche se è più complesso di come lo descrivi.
    Bisogna contemporaneamente dare la possibilità di studiare a chi lo merita e non ha i mezzi e offrire formazione di qualità a chi ha i mezzi e può pagarla il giusto.
    Il problema è identificare chi ricade in queste due categorie.
    La prima è essenziale per lasciare esprimere tutti i talenti del paese. La seconda è giusta in un libero mercato.
    In italia le facoltà economiche hanno ampia offerta di istituti privati di eccellenza (Bocconi/Luiss) purtroppo nell’ambito tecnico non è lo stesso.
    E’ uno specchio dell’importanza che si da alle discipline tecniche nel paese.😦

  2. l’ultima stronzata che ho sentito e’ che bisognerebbe tutti passare dal liceo classico!!! apriti cielo!!!

    cmq, qua abbiamo 7 posizioni aperte per sistemisti (4 a Berlino, 3 a Boston) e NON troviamo… la gente banfa banfa, ma alla fine di fronte a 4 domande sopravvive NESSUNO… ma porcamiseria! ma cosa insegnano in universita’? lo so cosa insegnano, cose alte … altissime… totalmente inutili, anche come basi, per il mondo del lavoro

    l’unico esame teorico a cui devo molto e’ stato quello sulla complessita’ degli algoritmi… il resto FUFFA!!!

  3. E’ quello che sico da una vita, alle conferenze, tavole rotonde, convegni: l’università non prepara adeguatamente i ragazzi.

    Il vero lavoro di formazione viene delegato alle imprese ne devono subire interamente i rischi e gli oneri.

    I giochi di coderloop?
    Magari ce li avessi avuti quando ero ragazzo, io per passare il tempo programmavo in assembler Z80, o la mattina a casa prima di andare al lavoro lanciavo la creazione di insiemi di Mandelbrot sul mio 286 con scheda Hercules a fosfori verdi, sperando di avere un’immagine completata per la sera😀

    Belli per chi ha il tempo di giocarci, tuttavia il problema è un’altro: normalmente si mette impegno nelle cose che piace fare e che magari si fanno nel momento e con i tempi che si desidera,come giocare con coderloop appunto.
    La ‘vita reale’ dello sviluppatore è ben diversa: ci sono tempistiche e scelte obbligate e anche qui anche i migliori non sempre gradiscono dover ‘prendere ordini’, tutti vogliono fare i ‘creativi’.

  4. Inizio a scusarmi per il commento lungo…spero almeno non (troppo) banale!
    Io sono convinta che qualsiasi scuola superiore, *seria* e coerente con gli interessi della persona che la sceglie, possa dare buoni risultati. Il problema sta proprio nelle persone che si trovano a scegliere, se sono pecore, senza spirito critico, è difficile che affrontino seriamente la scelta e andranno là dove li porta la faciloneria.
    Diverso è il discorso dell’università, farraginosa e poco innovativa; la laurea (triennale) l’ho presa, ma solo per concludere ciò che avevo cominciato (con altre prospettive) e per non precludermi nessuna opportunità futura (e.g. concorsi pubblici).
    Coderloop, PLSQLChallenge, TopCoder, ProjectEuler, JavaBlackBelt, etc… sono tutte vetrine ghiotte per chi è veramente appassionato di ciò che fa e non perde occasione per migliorarsi o per imparare nuove cose, tipicamente gli altri nemmeno le conoscono (lo dico a malincuore viste le grandi opportunità che offrono).
    Per il resto, io non considero nessuno stato come la panacea, ho trovato ottime occasioni anche qui in Italia (preciso che il fattore dominante le mie scelte non è mai stato puramente economico, tant’è che ora sono nel pubblico D:😀 :D) e contratti capestro anche all’estero; certo un pò capisco le aziende (specie medio piccole) che dopo una serie di candidati “sfibranti” adeguino le offerte a ciò che trovano oppure evitino tutti i problemi di reclutamento e scelgano l’outsourcing
    Ciao

  5. In Ticino, alla SUPSI, dove sono iscrittio:
    1) è obbligatoria la frequenza (ma seguo una serale, che qui chiamano Percorso Parallelo alla Professione – PAP)
    2) è obbligatorio dare gli esami a fine semestre (ma stanno addirittura facendoli “in itinere” durente i corsi)
    3) si possono riprovare due volte, poi si è fuori (ma capita raramente, di solito la gente si ritira se capisce che non è quello che volevano fare)
    La cosa sembra funzionare bene.
    Qualcosa del genere dovrebbe esistere in Germania (FachHochSchule).
    Per l’Italia: ho finito nel ’75 il diploma di Perito (industriale capitecnico per le telecomunicazioni) all’ ITIS A.Volta di Trieste e, pur avendo fatto poi mille mestiieri e, alla fine, il programmatore, devo dire che mi ha dato un’ottima base culturale e professionale, anche se:
    1) per tutti gli istituti tecnici sono le scuole dei “figli degli operai” e i “fighi” vanno al classico (ben gli stà!)
    2) da anni si cerca di distruggerli (e, con questa riforma, ci si è ad un passo dal farlo).
    Per il resto:
    1) La scuola pubblica *deve* essere aperta a tutti, sopratutto ai non abbienti, altrimenti si perpetua la *servitu’ della gleba*
    2) Il business dell’università dovrebbe essere *l’insegnamento* e non *fare affari* …
    Ciao

    Giovanni

  6. @Gio’ :

    2) dovrebbe, ma non lo fa… avro’ avuto sfiga io*, ma pochissimi erano i docenti che prendevano seriamente l’insegnamento

    * ho conosciuto Renzo Davoli al FOSDEM… dopo avergliene dette quattro da parte mia, invitandolo a prendere contatti con te (invece di spandere merda a gratis sul nostro lavoro), mi sono trovato in accordo sul suo modo di fare insegnamento… ma al solito, e’ una mosca bianca, anche “contestabile” per il tipo di proselitismo a senso unico “senza se e senza ma” che fa

  7. Per Davoli, gli parlerei anche, se non fosse troppo impegnato a darmi del cretino/mascalzone senza nemmeno conoscermi (maquesto é il problema di tutti gli accademicdi quando gli si toccano i giocattoli, dato che si ritengono gli unici a poter/saper parlare di conoscenze).
    Poi sono felice se tu mi dici che insegna bene: abbiamo comunque bisogno di buoni docenti.
    Invece non abbiamo per nulla bisogno di docenti che facciano proselitismo: uno deve insegnare bene la sua materia, non usare il suo ruolo per qualcosa d’altro, ma questo in Italia non lo si capirà mai…

    Giovanni

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s