opensource, garanzia di pluralità

Non imponiamo per legge che tutti in Italia debbano fare software libero. Ma che il software sviluppato per le pubbliche amministrazioni con i soldi dei contribuenti… lo sia! E’ patrimonio pubblico, porca miseria! Almeno, le modifiche fatte ad-hoc per adattarlo alle esigenze del committente. Non sto dicendo che chiunque debba rilasciare il proprio codice… ma le commesse specifiche… anche perché mi pare che già per legge lo stato italiano diviene detentore dei diritti di copyright del software realizzato su commessa per la PA.

Deve essere garantito a ciascuno la possibilità di fornire servizi alla PA, senza esclusione alcuna. Quindi i protocolli di accesso ai servizi della PA e i documenti devono essere stilati con formati liberi.

Non devono inoltre essere messi dei paletti “economici”, come l’1 milione di capitale sociale garantito necessario a fornire servizi di posta elettronica certificata, piuttosto che di certification authority.

Che poi mi si venga a dire che l’opensource non è garanzia di qualità, può anche essere vero, però lo posso leggere, lo posso far valutare. Questo con il software chiuso non è fattibile.

A scatenare questo post è stato ovviamente Fuggetta… prima o poi mi strozzerà 😉

posizionamento politico e strumenti open

un giochetto carino -> voisietequi.it

(c’ha quasi azzeccato nel mio caso) un po ambiguo il primo punto sulla legge Biagi… ero favorevole se corredata dal LIBRO BIANCO, così comè è una schifezza

posizionamento politico

lo strumento è stato messo a punto da una community di sviluppatori
interessante… 🙂

chicche dalla rete per gli APOLITICI

http://punto-informatico.it/p.asp?i=58318&r=PI
pacato, pulito… terribilmente lineare
insomma, una bastonata sui denti data con grazia… 😉

do 2 note in piu per chi non fa parte di Openlabs e non segue la lista dei soci:

troppo spesso si confonde il termine “apolitico” con “qui NON si fa politica…”, il risultato è la totale ignavia e la mancanza di voler partecipare alla vita politica/pubblica del nostro paese… salvo poi ritrovarsi per lamentarsi della legge Urbani e/o della tassa preventiva sui CD