Dio esiste?

Questa e altrettante pippe mentali del giorno a cui non c’è risposta.

E’ giusta la monogamia? Fare i funerali come li facciamo noi (o meglio, come li fa la mia comunità cattolica) ? E’ giusto scrivere da sinistra a destra? Mangiare carne? Lavorare in orario diurno?

Siamo troppo convinti che il nostro tram-tram quotidiano sia il giusto. E chi fa diversamente sbaglia.

Ho portato il seme del dubbio a tavola… a mio fratello, che non vede oltre il paese in cui abita, e ai miei genitori, che hanno vissuto una vita secondo gli schemi. Ci tengo a precisare che questa non e’ un’accusa ne a loro ne a voi se avete lo stesso approccio alla vita. Quello che voglio ottenere era: “guardata fuori dalla finestra, gli altri fanno cosi, o in quest’altro modo ancora… staremmo sbagliando noi? Cosa c’è di buono che noi non vediamo in loro o loro in noi?”.

Ovviamente a tavola è scattato il finimondo e sono partiti insulti verso il sottoscritto…😀

E voi? Avete solo certezze (fondate?)? O solo domande/dubbi, come il sottoscritto?

19 thoughts on “Dio esiste?

  1. Beh, certezze… Almeno il fatto che la terra è piatta…😉
    A parte le battute idiote. Non c’è certezza al mondo. Ma che male c’è a credere di essere nel giusto? Almeno fino a prova contraria.
    Bisogna però poi saperla accettare qualora arrivi la prova contraria.
    E in fondo c’è anche del giusto nell’avere un certo orgoglio nel pensare che il modo comune, quello a cui siamo abituati sia quello giusto.
    Basta non limitarci all’orgoglio però.

  2. Personalmente sono nato e pasciuto (cresciuto) in una famiglia cristiana (per fortuna non cattolica!) e me ne sono andato dalle religioni appena ho potuto.
    Ah, quanto aveva ragione quello che diceva: “la religione è l’oppio dei popoli”😀
    Tornando al topic, a mio avviso, il punto non è cos’è giusto e cos’è sbagliato perché con qualunque persona, nel mondo, vai a parlare ti dirà la sua.
    Il punto fondamentale è il rispetto reciproco: io ho le mie idee e tu hai le tue. Non mi imporre (non ho scritto volutamente non mi spiegare) il tuo modo di pensare perché questo limiterebbe la mia libertà di essere umano.
    Che poi, uno non voglia mangiare un tipo di carne fatti suoi.

    Resta comunque il fatto che, con tutte le limitiazioni che possa avere la nostra civiltà, è la migliore, sotto certi punti di vista, rispetto ad altre oggi presenti nel mondo.

  3. Le certezze sono solo patrimonio degli stolti.
    Noi siamo il frutto delle tradizioni culturali e degli stereotipi imposti dall’educazione.
    Diamo tutti per scontate troppe cose. E invece, se ci fermasse un po’ a riflettere, probabilmente tanti conflitti non nascerebbero.
    Il proprio punto di vista è sempre uno dei tanti possibili punti di vista.

    Sull’argomento carne come sai sono di parte, ma mi piace sempre citare un brano di Milan Kundera, da “L’insostenibile leggerezza dell’essere”:
    “Subito all’inizio della genesi è scritto che Dio creò l’uomo per affidargli il dominio sugli uccelli, i pesci e gli animali.

    Naturalmente la genesi è stata redatta da un uomo, non da un cavallo. Non esiste alcuna certezza che Dio abbia affidato davvero all’uomo il dominio sulle altre creature. E’ invece più probabile che l’uomo si sia inventato Dio per santificare il dominio che egli ha usurpato sulla mucca o sul cavallo.

    Si, il diritto di uccidere un cervo o una mucca è l’unica cosa sulla quale l’intera umanità sia fraternamente concorde, anche nel corso delle guerre più sanguinose. Questo diritto ci appare evidente perchè in cima alla gerarchia troviamo noi stessi.

    Ma basterebbe che nel gioco entrasse una terza persona, ad esempio un visitatore da un altro pianeta, il cui dio gli abbia detto: “regnerai sulle creature di tutte le stelle!” e tutta l’evidenza della genesi diventerebbe di colpo problematica.

    Un uomo attaccato a un carro da marziano, o magari fatto arrosto da un abitante della via Lattea, si ricorderà forse della cotoletta di vitello che era solito tagliare nel suo piatto e chiederà scusa (in ritardo) alla mucca.

    L’umanità sfrutta le mucche come il verme solitario sfrutta l’uomo: si è attaccata alle loro mammelle come una sanguisuga.

    L’uomo è un parassita della mucca; questa è probabilmente la definizione che un non-uomo darebbe dell’uomo nella sua zoologia”

  4. “ne a loro ne a voi”???

    Né è una congiunzione coordinativa, deriva dal latino NEC; richiede l’accento diacritico per poter essere distinta dalla particella pronominale ne.

    Forse prima di cimentarsi in così Alte riflessioni sarebbe meglio porsi alcune domande riguardo la propria conoscenza della grammatica italiana.

  5. caro Guido, ti cosiglio di leggerti/vi un libro che iniziato anche io da poco, “fanculopensiero”, di uno scrittore di strada…bello, forse un po’ eccessivo delle volte, ma bello…ciao!

  6. ELOGIO DELLA PIGRIZIA

    Comunque tu faccia qualcosa, su questo pianeta ci sarà sempre almeno uno che ti dirà che la stai facendo nella maniera sbagliata.

    Se non ti spiega il perchè o nella sua spegazione non è convincente, fregatene e falla come hai sempre fatto (valido dalla religione al come impugni la forchetta per mangiare).
    Se funziona, un motivo ci sarà per farla così, no ?

  7. Accademia della Crusca? spero tu stia scherzando!
    Un simile errore sarebbe considerato molto grave anche in un tema alle scuole medie (inferiori!).

    “Quello che voglio ottenere era: “guardata fuori dalla finestra, gli altri fanno cosi, o in quest’altro modo ancora… staremmo sbagliando noi?”

    Ma ci rendiamo conto di come parliamo? ci rendiamo conto di quanti orrori di ortografia sono in ogni nostra frase? la nostra, magari anche approfondita, conoscenza tecnica risponde davvero all’ideale di cultura che i nostri genitori auspicavano per noi? e, ancor più importante, noi se siamo sazi? ci basta?

    O forse siamo solo degli zotici ignoranti dotati delle più evolute tecnologie ma forse anche schivi di esse?

    La mia non vuole essere sterile polemica, sono domande che mi pongo anche in prima persona. Il fatto che un così grave errore di grammatica non ti turbi mi lascia allibito davvero. Cosa stiamo costruendo? siamo forse noi i manovali del terzo millennio?

  8. Ricky… se stessi scrivendo un libro, una lettera commerciale, un trattato, un articolo scientifico, potrei anche darti ragione… ma si tratta di un blog: la versione telematica e pubblica di un diario personale. Un diario in cui credo traspaia la mia attenzione alla sostanza e NON alla forma.

    (il tempo che ho a disposizione lo dedico a riempirlo e non ha passare a ricontrollare minuziosamente gli errori di ortografia, se sei cosi’ tanto irritato da ciò ti abilito come autore e mi correggi tu gli articoli, OK?)

    Ti chiedo gentilmente di terminare questa polemica sterile. Alla prossima credo passerò alla lettura consigliatami da Marcello: “fanculopensiero”.

  9. Bardo sei tu così certo riguardo la tua conoscenza della lingua Italiana?

    “Dopo il punto interrogativo ci deve essere la maiuscola. A meno che il ragionamento non sia così serrato nel ritmo, da consentire solo una breve pausa.”
    http://www.carlalattanzi.it/toolbox/punteggiatura.htm

    “Dopo il punto interrogativo va la lettera maiuscola, eccezion fatta per le domande che si susseguono, specialmente nei dialoghi.”
    http://help.acciofanfiction.com/entry/2/

    Dopo il punto interrogativo, così come dopo il punto esclamativo, è richiesta di norma la lettera maiuscola, ma in molte situazioni la continuità della frase permette di fare qualche eccezione alla regola
    http://www.scudit.net/mdpunto.htm

    Guido, la Mia non voleva essere una sterile polemica ma uno spunto di riflessione sull’ignoranza della nostra generazione (io compreso) e soprattutto sulla relativa non-consapevolezza.
    Il fatto che tu non ne colga il senso mi lascia ancor più triste, davvero. Forse ha ragione chi dice che siamo i manovali del terzo millennio; purtroppo ci vogliamo ostinare a negare l’evidenza.

    Non prendertela, davvero.

  10. Ricky, chiaramente la mia era una provocazione. Ho tralasciato, ad esempio, una frase che ho riletto piu` volte ma continuo a non capire («e, ancor più importante, noi se siamo sazi?»). Ho tralasciato delle virgolette di troppo. Ho tralasciato una concordanza temporale («quello che voglio ottenere era»).

    Il punto non era certo farti notare i tuoi errori (netiquette, anyone?) quanto piuttosto farti capire che spesso sono dettati da distrazione o fretta. Sono infastidito, te lo assicuro, quanto e forse piu` di te dagli errori di ortografia (per tacere di quelli di semantica). E il meglio e` che tutto questo te lo scrivo dopo tre birre di quelle forti, quando in teoria non dovrei essere in grado di focalizzare al meglio l’attenzione sulla forma.

    Non voglio negare che il nostro paese sia ignorante, anzi, lo ritengo il suo male peggiore, ma sono altri i tipi di ignoranza che mi preoccupano, e non saranno certo un accento e un paio di virgolette a farmi cambiare idea. Sappiamo comunicare, nel senso di trasmettere informazioni da un mittente ad un destinatario (spero perdonerai i termini piu` informatici che linguistici) ma non conosciamo a fondo l’essenza del messaggio.

    Quale pianista si concentra sull’angolazione delle dita che premono i tasti prima di imparare come utilizzarle per produrre melodie e armonie?

  11. Ricky, Bardo riassume perfettamente quello che intendevo. Possiamo scrivere in un italiano impeccabile, con una forma degna di tale stupenda lingua… ma se non abbiamo contenuti da esprimere… scriveremo solo cazzate.

    Prima scriviamo, contenuti… sensati. Poi, _se_ _l’_ _ambito_ _lo_ _richiede_ , e avendone il tempo, rivediamo la forma.

    La questione che hai sollevato, è importante, ma non in questo luogo, seppur virtuale.

  12. Ricky, sei ridicolo.

    Non mi dirai che è meglio scrivere bene, dicendo inutilità, come fai tu, piuttosto che disquisire di massimi sistemi senza badare a ne o nè (ma chissenefrega) !!

  13. Bardo,
    anziché “noi se siamo sazi?” avrei voluto scrivere “noi ne siamo sazi?”: ti ringrazio per la segnalazione di questo errore di battitura.
    «quello che voglio ottenere era» è invece una frase del buon Guido.

    ZaX?
    in tutta onestà, tu ti ritieni davvero così utile?
    Cercavo solo di dirti che sovente mi chiedo se tutta la nostra conoscenza tecnologica sia davvero cultura; quando sento la necessità di pensare ad un livello diverso, di filosofeggiare se preferisci, mi accorgo di quanto le mie basi culturali non siano poi così solide.
    Mi capita di pensare che forse avrei avuto miglior fortuna scegliendo il classico anziché lo scientifico.
    Pur avendo una buona laurea tecnica (ingegneria VO) sono sempre più attirato dal voler conseguire una seconda laurea in materie umanistiche (quelle serie, non le stronzate quali Scienza della comunicazione etc.).

    Mi spiace che tu non comprenda questa mia ansia, mi dispiace davvero.

  14. Ricky… ultimo richiamo, poi non ti incazzare se modero i commenti.

    Proposta… ti va una birra una di ste sere post-esame, cosi’ mi frantumi le palle in una sessione unica? Magari andiamo al MOM, si sa mai che qualche pulzella non ti faccia perdere la testa per qualcosa che non sia il Garzanti… o il Mazzoldi Nigro Voci…

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