copyright e brevetti

Ieri si è parlato di diritto di proprietà intellettuale: copyright e brevetti. Al solito c’è chi ha fatto confusione facendo un unico mischiotto di copyright, copyleft, brevetti, e brevetti software… maremma! Come contro parte c’erano un(due?) docente della Bocconi esperti di IP (Intellectual Property) e un avvocato mandato a fare le veci della BSA al posto del nostro amico Vincenzo Cosenza, responsabile dell’ufficio legale Microsoft. Peccato… ero molto agguerrito.

Mi sono dovuto sfogare sul malcapitato della BSA. 😀

2 note precise prima che al prossimo incontro ci sia ancora chi fa di tutta l’erba un fascio… la GPL è basata sul copyright e proprio ad esso deve la sua forza. Più le leggi sul copyright (NON I BREVETTI!) vengono rafforzate, più la GPL acquisisce validità. Che poi in Italia, le leggi sul copyright significhino schifezze come Urbani e/o SIAE, questo è un altro paio di maniche.

I brevetti software, nella forma con cui si (multinazionali, con in testa la BSA) stava tentanto di portarla in sede europarlamentare sarebbero stati un grave danno per l’economia continentale. Alcuni numeri… 95% delle imprese europee sono piccole/medie imprese*, e la maggior parte di queste sono MICRO imprese, anche con un solo dipendente (vedesi il sottoscritto). Un brevetto costa quasi 50.000€ presso l’EPO (european patent office) e richiede mesi di lavoro tra uffici legali e non, oltre ai tempi tecnici di accettazione da parte dell’EPO… 4 anni. Oltre ai tempi di diritto di sfruttamento… 20anni. Direi che per il mercato dell’informatica significa consegnarsi mani e piedi alle multinazionali del settore. Io, e come me il 95% delle imprese europee, non sono in grado di affrontare ne i costi di brevettazione ne i costi di difesa per un’eventuale causa legale.

è tutto…. per ora 😉

p.s. ocio… l’IPRED2 sta di nuovo facendo capolino in sede europarlamentare

* dati dell’anno scorso, ottenuti alla conferenza sui Digital Business Ecosystems

correttezza e disponibilità verso gli altri == pirla?

Litigo con una persona. Se è una persona a cui tengo ci sto male… e anche se ho ragione finisce che la richiamo e mi scuso. Ci tengo a mantenere dei buoni rapporti, forse sin troppo. Non mi importa di passare per pirla, preferisco essere considerato tale piuttosto che un maleducato, uno stronzo, o peggio. Sempre di più mi chiedo se ci sia posto nella società per persone come me. Qualche lido felice, di persone oneste e corrette l’ho trovato, ma appena metto piede fuori…

Un caro amico dice che do’ troppa fiducia alle persone. Io parto dal fatto che dall’altra parte ho una persona con delle buone intenzioni. Forse sono molto anglosassone in questo. Ed è per questo che quando gli italiani vanno in america non gli par vero di poter contare palle a raffica e fare le peggio nefandezze.

Spero sempre che dall’altra parte ci sia qualcuno degno di tale fiducia…

libertà in rete, universitàBocconi

Dibattito: Libero Software, Copyleft e Brevetti
Giovedì 23 marzo, ore 16, Università Bocconi, Aula D – 23/03/2006

Dibattito:
Editori e Software House a confronto: Copy Left e Brevetti
locandina evento bocconi
Introduce
Luisa Simeone, Studenti Radicali Bocconi

Intervengono
Simone Aliprandi, Autore del libro “Copyleft & opencontent”
Sebastiano Mestre, LUG Bocconi
Mariella Bussolati, Gruppo Laser

Presiedono
Maria Lillà Montagnani, Docente di Diritto per i Beni immateriali, Università Bocconi
Fabio Montobbio, Docente di Economia Industriale e per l’innovazione, Università Bocconi

Iniziativa organizzata da Studenti Radicali Bocconi
info: anna.missiaia@gmail.com

sgravio fiscale per gli sviluppatori opensource

Gli americani, inutile dirlo sono sempre una spanna avanti. Soprattutto quando si tratta di incentivare la PROPRIA economia interna. Hanno pensato bene di proporre una legge che permetta agli sviluppatori opensource di avere un credito fiscale sul tempo dedicato allo sviluppo di codice opensource.

Più che sensato, visto che quello che realizzano diviene patrimonio comune.

p.s. nota a margine, per un mio cliente che sta sicuramente leggendo questo post… ieri sera mi sono sfasciato con la pallanuoto, ho cenato a mezzanotte e 1/4 e ho dormito malissimo… ok, ora provo a infilarmi nel traffico di Milano 😦 ci vediamo tra una mezz’ora

fascisti infiltrati nelle manifestazioni

eccoli qui i NO-GLOBAL… personaggi di estrema destre infiltrati nelle manifestazioni

Gli inquirenti, inoltre, stanno continuando a esaminare il filmato degli scontri di Corso Buenos Aires per individuare nell’area antagonista altri responsabili degli incidenti. Stando a quanto si apprende sarebbero in arrivo le richieste all’ufficio gip di nuovi provvedimenti restrittivi.

Sarebbero stati idenitificati tutti i partecipanti alla riunione del primo marzo scorso presso il centro sociale “Pergola Tribe” che secondo un rapporto della Digos sarebbe servita per pianificare gli scontri di sabato 11 marzo. Sempre sulla base dei filmati, i pm potrebbero chiedere la revoca della custodia cautelare in carcere per alcune delle persone arrestate con l’accusa di concorso materiale e morale in devastazione, incendio e resistenza a pubblico ufficiale

vaffanculo! però questo i telegiornali non lo riportano… 😦

p.s. un ringraziamento a guerrilla radio, che gentilmente mi ha segnalato, tramite un commento ad uno dei miei post, questa notizia

opensource, garanzia di pluralità

Non imponiamo per legge che tutti in Italia debbano fare software libero. Ma che il software sviluppato per le pubbliche amministrazioni con i soldi dei contribuenti… lo sia! E’ patrimonio pubblico, porca miseria! Almeno, le modifiche fatte ad-hoc per adattarlo alle esigenze del committente. Non sto dicendo che chiunque debba rilasciare il proprio codice… ma le commesse specifiche… anche perché mi pare che già per legge lo stato italiano diviene detentore dei diritti di copyright del software realizzato su commessa per la PA.

Deve essere garantito a ciascuno la possibilità di fornire servizi alla PA, senza esclusione alcuna. Quindi i protocolli di accesso ai servizi della PA e i documenti devono essere stilati con formati liberi.

Non devono inoltre essere messi dei paletti “economici”, come l’1 milione di capitale sociale garantito necessario a fornire servizi di posta elettronica certificata, piuttosto che di certification authority.

Che poi mi si venga a dire che l’opensource non è garanzia di qualità, può anche essere vero, però lo posso leggere, lo posso far valutare. Questo con il software chiuso non è fattibile.

A scatenare questo post è stato ovviamente Fuggetta… prima o poi mi strozzerà 😉

Marco Biagi, affinchè non sia morto invano

Oggi è la commemorazione dell’assassinio di Marco Biagi, Consulente del Lavoro, da cui l’omonima e alquanto discussa legge 30. Morì lasciando incompiuta un’opera, e ciò ha consentito che la riforma che aveva in mente venisse malamente distorta a e provocasse tutte le storture che vediamo adesso sul mercato del lavoro: bodyrental, co.co.pro., co.co.TRUFFA…

Marco Biagi aveva lasciato anche un LIBRO BIANCO che descriveva tutte le politiche da attuare perchè la legge 30 non fosse una falcidiata sulle teste dei lavoratori, ma uno degli strumenti di flessibilità necessari a una ripresa economica.

Giavazzi, economista, nella sua Agenda omonima indica alcuni punti necessari a un cambio sostanziale del nostro WELFARE. E’ facilmente riassumibile nella ricerca di intaccare le posizioni di rendita per la redistribuzione dei posti di lavoro e della ricchezza.

Il punto più critico è forse l’applicazione del modello danese al nostro mercato del lavoro. Maggiore flessibilità.. per TUTTI, e garanzia di ammortizzatori sociali.

I sindacati in questi anni hanno garantito i diritti di chi già aveva il lavoro…  ma non di quelli che non ce l’hanno: i giovani, o chi ha perso il lavoro. Per un 50enne perdere il lavoro, in questa situazione, equivale alla morte professionale. Il mercato è stagnante.

Le aziende preferiscono spendere anche 10.000euro a persona al mese… tramite contratti di bodyrental, piuttosto che assumere… è assurdo. Soprattutto se si pensa che di quei soldi ben poco arriverà al lavoratore, tipicamente 800/1100€.

Il bodyrental è la pratica di prendere personale da altre aziende, in un perfetto gioco di scatole cinesi e di ricarichi, da parte delle aziende e da parte dello stato.

Il nostro mercato va cambiato… saranno disposti i sindacati a sedersi a un tavolo per rivedere le loro politiche?