opensource, garanzia di pluralità

Non imponiamo per legge che tutti in Italia debbano fare software libero. Ma che il software sviluppato per le pubbliche amministrazioni con i soldi dei contribuenti… lo sia! E’ patrimonio pubblico, porca miseria! Almeno, le modifiche fatte ad-hoc per adattarlo alle esigenze del committente. Non sto dicendo che chiunque debba rilasciare il proprio codice… ma le commesse specifiche… anche perché mi pare che già per legge lo stato italiano diviene detentore dei diritti di copyright del software realizzato su commessa per la PA.

Deve essere garantito a ciascuno la possibilità di fornire servizi alla PA, senza esclusione alcuna. Quindi i protocolli di accesso ai servizi della PA e i documenti devono essere stilati con formati liberi.

Non devono inoltre essere messi dei paletti “economici”, come l’1 milione di capitale sociale garantito necessario a fornire servizi di posta elettronica certificata, piuttosto che di certification authority.

Che poi mi si venga a dire che l’opensource non è garanzia di qualità, può anche essere vero, però lo posso leggere, lo posso far valutare. Questo con il software chiuso non è fattibile.

A scatenare questo post è stato ovviamente Fuggetta… prima o poi mi strozzerà 😉

Marco Biagi, affinchè non sia morto invano

Oggi è la commemorazione dell’assassinio di Marco Biagi, Consulente del Lavoro, da cui l’omonima e alquanto discussa legge 30. Morì lasciando incompiuta un’opera, e ciò ha consentito che la riforma che aveva in mente venisse malamente distorta a e provocasse tutte le storture che vediamo adesso sul mercato del lavoro: bodyrental, co.co.pro., co.co.TRUFFA…

Marco Biagi aveva lasciato anche un LIBRO BIANCO che descriveva tutte le politiche da attuare perchè la legge 30 non fosse una falcidiata sulle teste dei lavoratori, ma uno degli strumenti di flessibilità necessari a una ripresa economica.

Giavazzi, economista, nella sua Agenda omonima indica alcuni punti necessari a un cambio sostanziale del nostro WELFARE. E’ facilmente riassumibile nella ricerca di intaccare le posizioni di rendita per la redistribuzione dei posti di lavoro e della ricchezza.

Il punto più critico è forse l’applicazione del modello danese al nostro mercato del lavoro. Maggiore flessibilità.. per TUTTI, e garanzia di ammortizzatori sociali.

I sindacati in questi anni hanno garantito i diritti di chi già aveva il lavoro…  ma non di quelli che non ce l’hanno: i giovani, o chi ha perso il lavoro. Per un 50enne perdere il lavoro, in questa situazione, equivale alla morte professionale. Il mercato è stagnante.

Le aziende preferiscono spendere anche 10.000euro a persona al mese… tramite contratti di bodyrental, piuttosto che assumere… è assurdo. Soprattutto se si pensa che di quei soldi ben poco arriverà al lavoratore, tipicamente 800/1100€.

Il bodyrental è la pratica di prendere personale da altre aziende, in un perfetto gioco di scatole cinesi e di ricarichi, da parte delle aziende e da parte dello stato.

Il nostro mercato va cambiato… saranno disposti i sindacati a sedersi a un tavolo per rivedere le loro politiche?

adesso basta! il 9 aprile si avvicina

In Francia migliaia di cittadini stanno protestando contro la legge sul primo impiego voluta dal governo Villepin. Noi non siamo come la Francia. In Italia sopportiamo tutto, in silenzio, succubi del calcio, delle veline e dei reality show. Il parlamento può approvare la legge Cirami, il lodo Maccanico, la Bossi-Fini, la Urbani…

tratto dal blog di o-Zone

“bella gente” : fascisti in giro per Milano

ho frequentato centri sociali: tossici e violenti se ne vedevano, ma non erano sicuramente i fanatici folli vogliosi di guerriglia urbana che tanto decantano i telegiornali

ho visto gente del sud, venuta a Milano per lavorare e/o studiare, in cerca di un punto di ritrovo, di un’identità culturale … ho visto vecchietti rossi di vecchia data, con la voglia di trasmettere dei sani valori sociali ai ragazzi … ho visto professionisti, docenti (di ogni scuola di ordine e grado), operai, muratori, artigiani … ho visto gente appassionata che organizzava atelier di teatro per raccontare purtroppo spesso la solitudine delle grandi metropoli … ho visto extracomunitari, in cerca anche loro di un punto di incontro con la comunità, per imparare l’italiano, il computer, il nostro modo di vivere … ho visto italiani e stranieri cucinare insieme, e condividere esperienze culturali … ho visto… di tutto, tranne quello che ci fanno vedere i telegiornali… 

e soprattutto… non ho visto facce come queste:

fascisti
che sono state lasciate girare indisturbate per Milano… CHE VERGOGNA! 😦