Fiat azienda pubblica
non posso che sottolineare ogni parola di Della Valle..
Fiat, Della Valle rincara la dose: per quello che le ha dato il paese si può anche definire un’azienda pubblica
sembro io qualche settimana fa…
… a una FIAT in crisi, pronta sempre a ricevere aiuti, ma mai a ridare allo stato …
constructive cooperation
I wish someone in Italy will take the lead to give the same speech…
how (not) to keep employees
despite the financial crisis people like me, engineers, keep moving between companies, some people for money, some others for new challenges, but that is not the whole picture…
people need to be properly rewarder, made confident that what you do makes sense, being told the good and the bad of the company, give them hope that they’ll grow in the company and there will be always a place for them, and ultimately that the company will be always capable of paying for the bills
no, Nokia, laying off “god knows how many people”, is not a good way to gain trust from ur people… I better move on my own instead of waiting u to lay me off… and I did it
no, “startup-pb”, laying off an engineer the same day i get on board, is not a good welcoming message for me… even worse when I discover that 6 others have been dismissed in the 5 months before with the same unfaithful excuse
no, “startup-book”, telling only the good and not the bad, doesn’t help… everybody will just think everything is good
even at Google, it is not the first time that I hear people leaving cause of bad management… there is a huge disparity between the way engineers are considered, and everyone else in the company…
so, even in bad times like these, engineers, and other technical people, just move
and u are not losing only a person, or a human resource as u call him/her, u are loosing company knowledge and an investment that will be ***ing expensive for you to substitute… just look at how much head hunters pretend, and how long it will take to train or get up to speed the new person
and ultimately… yes, a nice and welcoming office space, matters
Curiosity’s Sky Crane
che figata…
TXL > CTN
volando da Berlino a Catania… passando per la Costa Dalmata (3za, 4a, 5a foto http://goo.gl/maps/d8V8l) e Napoli, col Vesuvio
non siete stato voi
i miserabili
proprio quel che dicevo l’altro giorno a proposito di Bombassei e altri imprenditori di simil fatta…
European entrepreneurs :: Les misérables
http://www.economist.com/node/21559618
Europe not only has a euro crisis, it also has a growth crisis. That is because of its chronic failure to encourage ambitious entrepreneurs
un italia “welcoming”
Sapete cosa piu’ mi sta facendo incazzare in questo paese? Sto parlando della Germania, dove vivo da piu’ di 4 anni oramai. Nonostante le diverse imprese, per cui ho lavorato in questi anni, abbiano quasi tutte il contratto di assunzione bilingue, tutto il sistema che le sta attorno, un intera nazione , si oppone in maniera molto aggressiva all’adozione di quella che e’ oramai de facto la lingua comune. L’esperanto e’ stato un esperimento curioso e inutile, il solito feticcio da linguisti. La UE ha necessita’ di fare il passo successivo, e non e’ solo una moneta quello che serve, ma serve una lingua comune. Ci incazziamo, e mi incazzo, con i tedeschi perche’ molto spesso, come facciamo anche noi in Italia, non cercano di farsi capire, non vogliono farsi capire. Il tutto con la presunzione che io debba impararmi la loro lingua solo per il fatto che risieda sul loro territorio, cosa che cmq sto facendo. Io sono venuto qui, non per vivere in germania, ma perche’ sin’ora le aziende per cui ho lavorato, hanno scelto l’inglese come lingua di lavoro, creandomi un ambiente “friendly”, attirandomi a loro. Il resto della nazione questo pare non capirlo. Anzi, molti sono ancora ridicolmente convinti che gli stia rubando posti di lavoro, quando cmq svolgo un lavoro estremamente specializzato.
Ad ogni modo, il limite di questa nazione, e’ la mancanza della conoscenza della lingua inglese negli uffici pubblici, e la mancata spinta a livello governativo di dover essere “english friendly”. Il che significa che i contratti, non solo quelli di assunzione (che gia’ lo sono) siano bilingue. Regolamenti e estratti di legge, perche’ non averli tradotti anche in inglese? I contratti di affitto, i contratti bancari, i servizi internet?
Pensate all’Italia? Altro che attrarre turismo, attrarremmo finalmente capitali e imprese. Puo’ essere un’idea? Monti? Presidente?
Kilometro Rosso
Ho appena inviato questa lettera alla redazione de L’Eco di Bergamo… voglio vedere se me la pubblicano
Adés basta. Ne avete raccontate a sufficienza. Prima Bombassei che piange miseria, e ora Giorgio Gandola che rincalza la dose additando l’immobilismo bergamasco. Sono un gia’ matricola del Politecnico di Milano, ex imprenditore e libero professionista in Italia. Disilluso, della politica e dell’imprenditoria italiana. Vivo a Berlino da 2 anni, in Germania oramai da 4.
Ho cercato per una decina d’anni di far coesistere studio e lavoro, in un mercato asfissiato dalle posizioni di monopolio delle tanto osannate grandi aziende. Ho dato supporto alle piccole e medie imprese tra le provincie di Milano, Bergamo, Brescia, Lodi e Pavia. Cercando di fare l’artigiano, in ambito tecnologico. Ho avuto pure il sogno di industrializzare e far crescere le mie idee. Sogno che si e’ infranto contro il muro della tassazione FOLLE, delle banche che non concedevano NULLA, e delle ditte grosse che pretendevano di usare, e tutt’ora usano, quelli come il sottoscritto alla stregua di banche… non pagando o dilazionando in maniera oscena i pagamenti.
Ho pure cercato di trovare un ufficio, era il 2007, durante l’apice di questa bolla immobiliare che e’ poi scoppiata, mi sono recato anche al Kilometro Rosso di cui si parla tanto. Ricordo ancora lo shock nel sentirmi richiedere qualcosa come 50mila euro /anno di affitto o 500 mila euro di mutuo nel caso di un acquisto per un ufficio di un centinaio di metri quadri. E li ho capito… era solo una maledettissima attivita’ di speculazione immobiliare che nulla aveva a che vedere col rilancio dell’economia e della competitivita’ bergamasca e italiana. La lettera di Bombassei e’ la riprova ennesima della pochezza della classe imprenditoriale italiana, che e’ brava a fare imprenditoria solo con i soldi di pantalone. Ricordo ancora la migliaia di volte che siamo dovuti correre ai ripari per dare soldi a una FIAT in crisi, pronta sempre a ricevere aiuti, ma mai a ridare allo stato i soldi degli incentivi o della cassa integrazione.
Basta, ridicoli. Siete, qui vi parlo direttamente, voi imprenditori italiani, la vergogna del paese. Incapaci di fare investimenti e piani sul lungo periodo, sempre pronti a tagliare sul personale e a delocalizzare all’estero. Sono cresciuto in quella che veniva chiamata, dai locali, la “rubber valley”. In provincia di Bergamo, a cavallo tra Franciacorta (Brescia) e la Val Calepio, si produceva, prima della crisi cinese, il 95% delle guarnizioni del MONDO. Avevano tutti soldi a palate per suv e villoni… invece di reinvestire per garantire ricchezza sul territorio, hanno preferito tutti chiudere e spostare all’estero la produzione. Codardi.
Dicevo, vivo a Berlino, dove si stanno concentrando in maniera rocambolesca una quantita’ improponibile di aziende del settore informatico tecnologico, imprenditori, investitori e tecnici specializzati come il sottoscritto. La tecnica e’ sempre la stessa… un singolo investitore e’ capace di buttare soldi, da 1 milione a 3 milioni di euro, in una decina di aziende, sapendo che solo una avra’ successo e lo ripaghera’ dell’investimento. Io, in Italia, una roba del genere non l’ho mai vista.
Memore della pessima esperienza italiana, ho preferito non lanciarmi nell’avventura di un paio di ex colleghi che avevo in Vodafone a Düsseldorf: L.Bonmassar e F.Feroldi. Hanno avuto un’idea, mentre ci sfidavamo tra codici di programmazione, e l’hanno fatta crescere. Hanno dovuto evitare come la peste di aprire una SrL italiana, e un finanziatore italiano che a momenti avrebbe chiesto loro un rene se avesse potuto. Sono riusciti a vendere, e sono finiti in California. (cercate: Coderloop, Gild)
Un altro ex collega di universita’, A.Vaccari, ha stretto i denti, ha fatto una vita da fame in america credendo fino all’ultimo nel suo sogno, e alla fine e’ riuscito a farsi comprare (cercate: Glancee) da Facebook. E ora lavora per loro.
Non sto qui a elencare la valanga di tecnici specializzati che conosco che hanno mollato l’Italia per andare da Facebook, Amazon, Google, e moltissime altri aziende sparse per il pianeta. Perche’? Perche’ in Italia non ci sono infrastrutture, non ci sono investimenti, non c’e’ una valutazione del merito, e NON CI SONO IMPRENDITORI
Ho dato, al solito le mie vacanze in Italia vengono rovinate da qualche notizia fastidiosa. Stavolta sono stati 2 articoli sul L’Eco di Bergamo a riesumare l’astio e l’impotenza di fronte alle cose che non vanno in una nazione piena di potenziali (perennemente) inespressi come l’Italia
Bombassei, vada a piangere miseria da un’altra parte. E non cerchi di spacciare un investimento puramente immobiliare andato male per un centro di ricerca.
UPDATE: ovviamente dal L’Eco di Bergamo nessuno si e’ fatto sentire… nel frattempo, cercando per altro… ho trovato dei dati interessanti:
– Germany’s highest start-up rate: 2.67 percent and 80,000 new businesses registered per year
– Home of successful start-ups, including 6Wunderkinder, Amen, Gidsy, SoundCloud, wahwah.fm and Wooga
– Attractive start-up-incubator for investors, international Business Angels and VCs, including Ashton Kutcher, Earlybird, Rocket Internet, Springstar and Team Europe
– Meeting Point of the entrepreneurial scene with events such as the re:publica, NEXT, medienwoche@IFA, deGut, etc.
– Attractive financing and funding instruments











